In Italia se ti ammali di tumore al seno, il ricovero e l'intervento chirurgico, oltre a tutti gli accertamenti diagnostici preliminari, sono gratuiti. Se poi, dopo l'intervento chirurgico, l'oncologo ti suggerisce la chemioterapia, anche quella è sempre gratuita così come la radioterapia. Se durante la chemioterapia i globuli bianchi diminuiscono in modo preoccupante, l'oncologo ti prescrive il farmaco "neulasta" che pagherai 1 o 2 euro. Se guardi il suo prezzo sulla confezione è di 1.489,50 euro. Io credo, ma non ho i dati statistici per dimostrarlo, che in qualsiasi altro paese al mondo questo trattamento sanitario ospedaliero di cura alla malattia sia utopistico. In Italia questo trattamento è un diritto anche per i disoccupati e i nullatenenti. Sono anche convinta che sia legittimo avere il dubbio sulla validità e utilità della medicina moderna a base scientifica e quindi di conseguenza preferire affidarsi alla medicina omeopatica, ayurvedica, hammeriana oppure cambiare totalmente regime alimentare e seguire il veganesimo o la macrobiotica. Rispetto le scelte altrui a tal punto di averle spesso adottate e averne tratto benefici. Ma resto assolutamente convinta che debba restare un diritto inviolabile quello di poter decidere quali cure mediche seguire. Conseguentemente la sanità pubblica italiana e, di riflesso, la ricerca sul cancro in Italia vanno difese con i denti oltre che sostenute. In occasione del mese della prevenzione contro il tumore alla mammella, vi invito a sostenere l'Istituto FIRC di Oncologia Molecolare. DONA ORA